Il festival internazionale Costante Cambiamento dal 1996 promuove la danza e l’arte contemporanea, la drammaturgia e il teatro di culture altre a confronto con la cultura europea.

L’approccio alla formazione e allo spettacolo contemporaneo è di tipo socio/antropologico. Il progetto del festival negli anni, ha coinvolto gli spettatori in una sensibile esperienza transculturale stimolando la prospettiva umana attraverso temi quali la pace, la convivenza, i diritti umani e civili, connessi all’impatto dell’economia sulle giovani generazioni fra locale e globale. Costante Cambiamento è un tentativo di risposta all’esigenza di prodotti culturali non standardizzati e al bisogno di aggregazione. Portando avanti una nuova concezione d’arte, che ricerca la condivisione e promuove i diritti del singolo e delle comunità, ha sempre offerto un modello pertinente alla complessità della società contemporanea. La metodologia del progetto e la politica culturale del festival, in tutti questi anni di attività, ha inciso fortemente sul territorio formando molti cittadini, artisti e operatori del settore.

Dalla prima edizione del 1996 il festival ha investito sulla formazione del pubblico e sui giovani, con un’approfondita e singolare promozione dello spettacolo coreutico/teatrale contemporaneo. Dopo l’edizione dedicata alla ricerca della Nouvelle Danse francese e al teatro danza di Pina Bausch, il festival ha offerto l’occasione di conoscere la drammaturgia e la coreografia contemporanea israeliana in relazione al colloquio con la cultura palestinese, attivando un primo importante proposito  sociale.

Da questo momento la ricerca del festival si è sempre più orientata verso il valore dell’arte dello spettacolo come impegno civile. Il programma dedicato al Portogallo e al Brasile ha rappresentato un’originale ricerca di antropologia artistica, su giovani e affermati danzatori ex bambini di strada a confronto umano e professionale con coreografi affermati.
Fra il 2002 e il 2004 il festival, attraverso il tema delle periferie metropolitane, ha posto il quesito intorno al significato dell’interland e dei soggetti a rischio delle metropoli, proponendo un dibattito artistico sulla mancata integrazione socio/culturale causata dalla globalizzazione.

Costante Cambiamento nel 2005, ha spostato l’interesse sulla Nuova Europa con un programma di transizione in cui Berlino e i paesi del Baltico hanno interpretato due dei passaggi più significativi della storia d’Europa: l’unione dei paesi dell’Est e del Baltico dopo 15 anni dal crollo del muro di Berlino e la presentazione della Convenzione Europea basata sul riconoscimento dei diritti umani.  L’edizione del festival del 2006 ha presentato un programma sulle culture emergenti della giovane società europea, un confronto artistico fra le nuove generazioni arabo islamiche della società francese  e  quelle di slancio contemporaneo dell’Estonia. Il programma del 2007 si è distinto per la presenza della compagnia Folkwang TanzStudio di Pina Bausch e per un progetto che ha rappresentato un viaggio fra alcune suggestive realtà culturali che più hanno influenzato negli ultimi anni la produzione della danza, del teatro e dell’arte contemporanea fra soggetti migranti dello spettacolo interdisciplinare. L’edizione del 2008 ha visto protagonista il Vietnam, la sua arte contemporanea e il suo nuovo percorso storico e sociale.

Il Festival Costante Cambiamento ha presentato nel 2009  per il 13° anno a Firenze (ex-Murate, piazza Madonna della Neve) alcuni scatti accattivanti di contemporaneità dal mondo, attraverso performance, filmati e installazioni mai viste prima in Italia.
L’obbiettivo si è spostato sulle tradizioni e innovazioni dell’Oriente più vitale e, con Estremi Orienti, ha presentato poetiche di artisti giapponesi, vietnamiti e coreani che hanno  presentato i linguaggi delle proprie radici trasformate in contemporaneità.

Il Festival  Costante Cambiamento nel 2010 ha presentato a Firenze in occasione della 14° edizione (ex-Murate, piazza Madonna della Neve) alcune tracce di contemporaneità dal Medio Oriente, (Libano e Siria, nazioni dell’Asia sud-occidentale), attraverso performance, filmati e installazioni in prima nazionale. L’obbiettivo si è posato sulla vita contemporanea di una città vitale come Beirut, e su tematiche di attualità, come quella della censura della stampa in Medio Oriente. 

Il progetto sul Libano è stata una tappa importante per il festival e si è aggiunto ai percorsi affrontati in passato proprio nel momento in cui questo Paese iniziava ad attraversare un periodo di fermento nell’ambito delle nuove generazioni. In Iran l’hanno chiamata “Onda verde”. In Tunisia è stata definita “Rivoluzione dei gelsomini”. Poi è stata la volta di Egitto, Algeria e Libia, e si è parlato di “Primavera araba”. Al di là delle definizioni, il bisogno di libertà e di giustizia nel giro di pochi anni ha mutato radicalmente lo scenario geopolitico nordafricano e mediorientale. E mentre le ondate di protesta contro i regimi hanno investito violentemente anche la Siria, in molte persone è emersa la voglia di conoscere e capire meglio eventi così importanti da segnare la Storia.

La 15ª edizione del Festival Costante Cambiamento è venuta incontro a questa esigenza presentando alle Murate di Firenze un programma in cui l’arte dialoga con l’attualità. L’attenzione  si è concentrata in particolare sulla situazione geopolitica e sull’arte contemporanea del Nord Africa, con la volontà di approfondire e comunicare i temi legati alla rivolta sociale. Il programma è stato così espressione del fermento creativo contemporaneo che si sta sviluppando fra le nuove generazioni nordafricane, con alcuni focus sulla fragilità dei territori in cui esse si trovano a vivere, operare, creare. 

Il festival legato alla precedente edizione da un filo rosso sui nuovi media ha continuato infatti a impegnarsi per i diritti umani e civili proseguendo nell’indagine sul “web sociale” come strumento di “democrazia digitale” che trasferisce i movimenti dalla rete  alla strada. Rivoluzioni, passaggi, paesaggi, transizioni.

La 16ª edizione del Festival Costante Cambiamento – sottotitolo “New transitions” – dopo aver affrontato i movimenti rivoluzionari della cosiddetta “Primavera araba alle Murate di Firenze ha realizzato un’indagine sulla situazione del Nord Africa e del Medio Oriente, per comprendere che cosa è veramente cambiato e cosa, invece, è rimasto ancora una volta schiacciato nelle dinamiche del potere. Attraverso performance, spettacoli, dibattiti, focus su Tunisia, Iraq, Afghanistan, Palestina, e un richiamo doveroso alla drammatica situazione della Siria, è stata evidenziata la realtà  sulle nuove forme di dominazione, sulla perdita, sui diritti, sulle libertà soffocate dal fondamentalismo e sulla condizione sempre complessa delle donne. 
Riflessioni che hanno chiuso il triennio dedicato al Medio Oriente e hanno dato forma a una geografia di terre di confine e di conflitto, che gli artisti, più dei media, sono riusciti a comunicare l’essenza.

Il Festival Costante Cambiamento 17ª edizione ha presentato un’edizione speciale, di transito, con l’intenzione di collegare con le proprie azioni tre capitali della cultura quali New York, Parigi e Firenze, per far emergere dallo scenario internazionale alcuni “artivist” – artisti-attivisti – che con il loro lavoro stanno sensibilizzando da tempo l’opinione pubblica, del web e non solo, attraverso connessioni che indicano nuove strade di espressione, e per la tutela dei diritti umani e civili. Culture Jamming, questo il nome del movimento politico-creativo, che si è sviluppato all’interno di alcune comunità di artisti, pensatori, sociologi, filosofi, storici e attivisti, per dare un nuovo significato all’impegno della cultura contemporanea nei confronti delle urgenze sociali internazionali.